Scarpette rosa speranza

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Di Carlo Zeme

Guardo dentro le grandi vetrate dell’asilo e vedo Margherita intenta a prendere in mano un pupazzo mentre un gruppetto di bambini corre vorticosamente. È emozionante osservarla: mi avvicino a passo lento alla porta d’ingresso, spingo il maniglione verde della porta ed entro nello spa- zio comune. «Margherita è arrivato il papà» – in quel momento la poesia svanisce e comincio ad agghindarmi come un albero di Natale fuori stagione: zainetto sulla spalla destra, sacca dei vestiti sporchi su quella sinistra, con una mano tengo l’astuccio dei bava- glini usati e con il braccio destro sorreggo Margherita con la preoccupazione di ritrovare le chiavi della macchina. È venerdì pomeriggio, è il giorno della riconsegna di tutto il materiale usato durante la settimana. Esco dalla porta e la stessa voce che mi ha annunciato a Margherita mi ricorda che ho dimenticato le scarpine rosa, torno indietro e le infilzo tra l’indice e il medio messi a forbice. Arrivo a due passi dall’auto e comincio ad appoggiare un pezzo alla volta tutti i pesi. Ripartiamo e come nelle favole troviamo parcheggio sotto casa. Da dietro una nuova voce ci saluta, è la nostra vicina: «Perché avete una scarpina sul parabrezza?» La domanda è inusuale ma l’osservazione è giusta; il mio cervello mi riporta al momento in cui avevo de- ciso di appoggiare le scarpette di Margherita sul cofano della macchina per poter cercare le chiavi. La scarpetta rosa destra viene recuperata e messa in salvo, quella sinistra la pensiamo sulla Statale 35 dei Giovi. Proviamo a farci una risata ma siamo dispiaciuti per quelle che sono state le scarpine dei primi passi di Margherita. Due giorni dopo la sorpresa: nonna Francesca suona il campanello e in mano ha la scarpina mancante, la nonna ha attivato i suoi super poteri a raggi X e ha riper- corso i nostri passi trovando la piccola scarpa poggiata su un muretto. La prendiamo come un regalo e Margherita riparte a camminare con i suoi passi incerti. Vale sempre la pena di non smettere di sperare mentre io il prossimo venerdì dovrò soltanto ricordarmi di respirare.

carlo.zeme@gmail.com

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