Quando la povertà cresce
Di Cesare Raviolo
In Italia aumenta ancora la povertà! Secondo il Rapporto Istat sulle condizioni di vita e di reddito delle famiglie, nel 2024, era a rischio povertà o esclusione sociale il 23,1% della popolazione con un incremento dello 0,3 rispetto all’anno prece- dente (22,8%). In valore assoluto significa che 13.525 milioni di persone hanno incontrato difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni primari per carenza di risorse. L’incidenza del rischio di povertà è minore nel Nord-Est (11,2%, era 11% nel 2023), mentre il Mezzogiorno ha registrato la percentuale più alta (39,2%, era 39% nel 2023). Il rischio di povertà è risultato più basso per chi non ha figli, in crescita per le famiglie con 5 o più componenti (33,5% rispetto al 30,7% del 2023), per le coppie con almeno 3 figli (34,8% contro il 32%) e per i nuclei monogenitoriali (32,1% rispetto a 29,2%). Per le coppie con 1 o 2 figli il dato rimane contenuto (circa il 19%) e al di sotto della media nazionale (23,1%), mentre il rischio di povertà è aumentato per gli anziani ultra 65 che vivono da soli (29,5% dal 27,2% del 2023). Nel 2023, il reddito medio delle famiglie è stato stimato in 37.511 Euro, ma il reddito mediano, che divide in due parti uguali il numero di famiglie, è risultato di 30.039. La crescita dei redditi familiari in termini nominali (+4,2% rispetto al 2022) è stata inferiore all’inflazione osservata nel corso del 2023 (+5,9% secondo l’indice Ipca), per cui, in termini reali, i redditi delle famiglie sono diminuiti (-1,6%) per il secondo anno consecutivo. Tale diminuzione è stata più forte nel Nord-Est (-4,6%) e nel Centro (-2,7%), più lieve nel Mezzogiorno (-0,6%) e ha registrato una debole crescita nel Nord-Ovest (+0,6%). La flessione dei redditi è stata più intensa per le famiglie di lavoratori autonomi (-17,5%) e dipendenti (-11,0%); per chi gode di pensioni e trasferimenti pubblici ha avuto un incremento pari al 5,5%. Il report Istat, pubblicato il 26 marzo, è stato preceduto da quello dell’Ilo, l’Organizzazione mondiale del Lavoro, secondo il quale la perdita di potere d’acquisto dei salari è stata dell’8,7% rispetto al 2008; dal canto suo, l’Istat ha certificato nel 2024 un aumento della disuguaglianza rispetto all’anno precedete (da 0,3025 a 0,3040). Le indicazioni, dunque, vengono da più fonti, ma concordano: in Italia le condizioni di vita di molte famiglie stanno peggiorando. E il nostro territorio non è un’isola felice: i centri di ascolto della Caritas diocesana lo riscontrano quotidianamente.
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