Con Peppone e don Camillo
Di Arianna Ferrari e Andrea Rovati
LEI
Nelle prime giornate di primavera ci viene un po’ di voglia di fuga o di gita fuori porta. Poi ci ragioniamo sempre troppo perché facciamo i conti con la stanchezza, le incombenze, la strada da percorrere, il traffico e molto altro. Il rischio di questi cervellotici pensieri a volte preserva da alcune sfacchinate, ma a volte preclude la possibilità di nuove esperienze. Domenica scorsa siamo andati a Brescello. Sulle serie televisive o sui film possiamo essere divergenti e discordi ma su don Camillo e Peppone no: tutte le volte che ne abbiamo l’occasione li guardiamo con gioia. Ci troviamo in questo paesello della “Bassa” e nel mondo di Giovannino Guareschi. Quando arriviamo parte per puro caso un tour guidato che ci fa scoprire cose che non sapevamo. Ci ritroviamo nella piazza con il municipio e la chiesa e dentro a quest’ultima Lui: il Cristo “parlante”. Per un attimo vorrei che lo facesse esplicitamente anche con me. Ci vengono in mente tante scene e le battute che sappiamo quasi a memoria. Scopriamo che in Italia questi film quando uscirono scontentarono di fatto tutti. Dovette arrivare un regista francese per produrli perché quelli italiani declinarono. Il PCI era deluso dal personaggio di Peppone ritenuto troppo poco “rosso” e anche la DC fu critica su quel don Camillo così sopra le righe. Eppure ancora oggi il Mondo piccolo di Guareschi ci affascina e secondo il mio parere è perché sa di buono. È il luogo nel quale la vera umanità vincerà sempre sulla diversità.
arifer.77 [at] libero.it
LUI
Domenica è stata la mia prima volta a Brescello, il paese in cui sono stati girati i film di don Camillo e Peppone. Decidiamo di partecipare al tour organizzato dal Museo locale con una guida ed è un piacere seguirla nei vari angoli del paese: la celeberrima piazza, la chiesa, la casa di Peppone. Ricostruisce la storia, racconta retroscena e aned- doti e ovviamente ricorda alcune battute e ci fa qualche domanda: io mi rendo contro di saperle tutte, ma proprio tutte. Non ce li hanno fatti studiare a scuola come la Divina Commedia ma questi film fanno parte a buon diritto del patrimonio culturale comune del nostro Paese, fuori da ogni programma scolastico ma imprescindibili nella formazione di ciascuno di noi. È irrispettoso accostare Fernandel e Gino Cervi a Virgilio e Beatrice? Non credo, soprattutto pensando a chi li ha scritti. Ci sono sei secoli in mezzo però Dante Alighieri e Giovannino Guareschi si assomigliano nel bene e nel male più di quanto appaia a uno sguardo superficiale: stessa abilità di scrutare la realtà nel profondo e di raccontarla e stessa capacità di farsi ascoltare con immediatezza e naturalezza da generazioni lontanissime ma anche stesso carattere scontroso, stessa mancanza di moderazione e incapacità di evitare i conflitti, financo stesso inevitabile destino di sentirsi incompresi, di allontanarsi e di allontanare. Eppure figli della stessa storia, della nostra storia, e noi figli loro con i loro limiti ma – speriamo – anche con almeno un po’ della loro eredità.
andrea.rovati.broni [at] gmail.com