Il destino del piccolo luca

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Di Silvia Malaspina

Cara la mia Maria Carla Gatto, Presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, negli ultimi giorni ha suscitato molto scalpore e indignazione il caso di Luca, il bimbo di 4 anni che, sulla base di un provvedimento da te firmato, è stato tolto alla famiglia affidataria con cui viveva da quando aveva 30 giorni di vita e dichiarato adottabile. La famiglia di Varese nella quale Luca fino al 22 marzo è stato cresciuto ed amato è formata da un medico e un’imprenditrice, 3 figli biologici e un altro bambino in affido, che Luca considerava il proprio gemello. Hai letto, cara giudice, l’accorato intervento di papà Angelo e mamma Chiara (nomi di fantasia) sul quotidiano La Stampa, nel quale si chiedevano con comprensibile disperazione i motivi dell’allontanamento, visto che essi stessi avevano fatto domanda di adozione, da te respinta. La tua risposta, sempre sul medesimo quotidiano, non è tardata: dopo aver illustrato con chirurgica precisione le tappe del percorso affidatario, la cui funzione è di ponte verso la famiglia adottiva, hai dichiarato: “La coppia affidataria aveva dimostrato la consapevolezza che il requisito dell’età le precludesse il percorso adottivo”. È vero, cara giudice, che Angelo e Chia- ra sono entrambi over 50, ma, visto che tu stessa hai confermato la loro idoneità per il prosieguo dell’affido dell’altro bambino, perché li hai considerati non affidabili per l’adozione di Luca? Perché hai firmato un provvedi- mento asettico nel quale un bambino di 4 anni viene tolto all’unica mamma che abbia avuto e che riconosca come tale e all’affetto della sola famiglia nella quale avrebbe voluto crescere? Le vie della giustizia sono infinite, talvolta tortuose e misteriose, ma non posso taci- tare il dubbio che in questa triste vicenda l’età dei genitori affidatari abbia rivestito un ruolo centrale. Temo che tu abbia pensato che quando Luca sarà adolescente, i suoi genitori saranno in età pensionabile e potrebbero non ave- re più le forze e le capacità per accompagnarlo nella crescita. Voglio renderti partecipe di un paradosso, cara giudice: perché non firmi un decreto che impedisca ai nonni la possibilità di crescere i nipoti? Sei consapevole che in Italia il 42% dei bambini viene affidato ai congiunti pensionati per buona parte della giornata con tutti gli onori e oneri che ne conseguono? Cosa ne pensi, cara giudice: meglio un bambino sereno, accompagnato al parco giochi da un genitore che si è spalmato il Voltaren sul ginocchio per poterlo rincorrere o un bambino traumatizzato accompagnato da un baldo trentenne?

silviamalaspina [at] libero.it

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