Più pannoloni che pannolini
Di Ennio Chiodi
Un intero territorio noto come “Universo Infanzia” si sta spopolando: è quello di vaste zone della provincia di Bergamo, e di alcuni comuni del Comasco. Per decenni ha visto fiorire le aziende del “distretto produttivo del bebè”, uno dei più fortunati dell’industria italiana. Spariscono inesorabilmente marchi che hanno accompagnato buona parte della vita delle nostre famiglie con i prodotti più diversi: dai pannolini alle carrozzine, dai giocattoli in gomma alle vasche per il bagnetto, dagli omogeneizzati alle merendine, dalle creme lenitive per il culetto ai “ricostituenti” per l’infanzia, dalle tutine all’abbigliamento junior. Crollano utili e fatturati consolidati e i conti sono in profondo rosso. L’occupazione è ai minimi storici e gli ammortizzatori sociali agli sgoccioli. L’“inverno demografico” è la causa ormai endemica della crisi di un settore che, privo di adeguati incentivi, appare senza futuro. È di questi giorni il nuovo drammatico record storico negativo con un ulteriore calo delle nascite del 2,6% rispetto allo scorso anno e con un tasso di fecondità sceso a 1,8 figli per donna: lo certifica l’Istat che il 31 marzo ha pubblicato gli ultimi dati sulla popolazione. Governi di vario colore annunciano da anni provvedimenti che si risolvono, al momento delle manovre di bilancio, in qualche bonus sparso qua e là, avulso da un contesto di iniziative e provvedimenti coordinati. Chi non si rassegna pensa a diversificare: si guarda a cosmetici e prodotti sanitari, all’alimentazione, all’abbigliamento. Interi padiglioni sono pronti a ospitare magazzini e logistiche. Interventi più immediati non richiedono molta fantasia: se l’Italia vanta un tasso di natalità tra i più bassi in Europa, la sua è d’altra parte una delle popolazioni più “vecchie” del mondo. Trasformare carrozzine per bambini in deambulatori per gli anziani non è particolarmente complicato ed è certamente redditizio sostituire i pannolini per neonati con altrettanto costosi pannoloni per anziani incontinenti. Le indagini di mercato sono incoraggianti: con il crollo delle nascite aumentano le persone di età avanzata e le loro crescenti esigenze. Altrettanto incoraggianti, ma tanto più inquietanti, sono le indicazioni che consigliano di puntare ancora sulla produzione di passeggini, ma destinati a cani di piccola taglia. Gli “amici pelosetti” sempre più occupano nelle abitazioni e nelle abitudini degli italiani spazi, tempi e affetti finora riservati ai figli. È più facile – di questi tempi – sentire attorno a noi l’abbaiare di un cane che il pianto di un bambino.
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