«Sarò Ambasciatore del Papa in terra Africana»
Monsignor Giancarlo Dellagiovanna nominato Nunzio Apostolico in Burkina Faso
DI DANIELA CATALANO
A mezzogiorno di sabato 15 marzo la Diocesi di Tortona ha ricevuto una notizia importante e bella, che si è velocemente diffusa, suscitando orgoglio e ammirazione. Uno dei suoi figli, monsignor Giancarlo Dellagiovanna ha ricevuto dal Santo Padre Francesco la nomina a Nunzio Apostolico in Burkina Faso ed elevato al contempo alla dignità di arcivescovo della Sede titolare di Sistroniana. Il sacerdote, attualmente in servizio presso la Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, è nato 63 anni fa a Voghera, il 18 settembre 1961, ed è stato ordinato da Monsignor Martino Canessa il 5 giugno 1999. Laureato in diritto canonico, mons. Dellagiovanna che parla inglese, francese e spagnolo, è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 2005, ha prestato la propria opera presso la Nunziatura Apostolica in Messico, nella Repubblica Dominicana, in Italia nella Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, nei Paesi Bassi e poi nuovamente nella Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, dove era attualmente. Ha anche collaborato con il cardinale Giuseppe Bertello, presidente fino al 2021 del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, durante il suo incarico in Nunziatura in Messico e in Italia. Monsignor Dellagiovanna è sempre rimasto molto legato alla sua Diocesi, dove ha svolto il suo ministero sacerdotale per alcuni anni, prima di intraprendere la carriera diplomatica, e ama tornare in Oltrepò pavese, dove ha ancora i parenti e tanti amici. Ad attenderlo ora ci sarà un incarico di grande rilievo come “ambasciatore vaticano” nella “patria degli uomini integri” che è la traduzione di “Burkina” e “Faso”, due termini derivanti da due lingue parlate nel Paese. Lo stato africano è un’ex colonia francese dichiarata indipendente nel 1960 quando si chiamava Alto Volta, dal nome dei 4 fiumi che l’attraversano e che ha preso l’attuale denominazione il 2 agosto 1984. Al neo arcivescovo, al quale tutta la Diocesi manifesta affetto e garantisce vicinanza nella preghiera, abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio il suo nuovo ruolo al servizio della Chiesa universale.
Che cosa significa essere Nunzio Apostolico e quali sono i suoi compiti?
«Il termine Nunzio significa Ambasciatore. Nel caso specifico Ambasciatore Apostolico, cioè della Santa Sede, del Papa. Egli è come un ponte per permettere alle Chiese Particolari di far conoscere al Papa le loro gioie, i loro entusiasmi e le loro prove e sofferenze e al Papa di diffondere e far conoscere il suo alto magistero. Questo per quanto riguarda il versante strettamente ecclesiale. Inoltre il Nunzio è appunto Ambasciatore del Papa presso i Governi presso i quali viene accreditato».
Come ha accolto la nomina a Nunzio? È stata una sorpresa o il culmine di un cammino diplomatico nella Santa Sede?
«Ho accolto la nomina con un sentimento d’immensa gratitudine verso la Chiesa in tutte le sue espressioni. In primo luogo gratitudine verso il Santo Padre Francesco per il quale preghiamo affinché possa recuperare a pieno la salute. Gratitudine verso gli altri Superiori della Segreteria di Stato e per tutte le persone che hanno pregato per me, sia quelle vive su questa terra, sia quelle in Cielo. La nomina non è stata del tutto una sorpresa, poiché in un certo senso essa rappresenta la conclusione di un percorso e ne apre un altro. Dopo quasi vent’anni di lavoro presso le Nunziature Apostoliche e in Segreteria di Stato come diplomatico della Santa Sede non c’è assolutamente nessun automatismo, ma neppure si può affermare che la nomina sia una totale sorpresa».
Qual è stato finora il suo ruolo nel governo della Chiesa?
«Nel 2003 sono stato ammesso tra gli alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica e nel 2005 ho ricevuto il mio primo incarico di Segretario presso la Nunziatura del Messico. Poi lungo gli anni sono seguiti incarichi analoghi presso le Nunziature della Repubblica Domenicana e dell’Italia. Quindi ho lavorato presso la Segreteria di Stato I Sezione e, dal 2019 alla primavera scorsa, come Consigliere presso la Nunziatura dei Paesi Bassi. Nel maggio dell’anno scorso sono ritornato in Segreteria di Stato. Il mio compito è stato di essere stretto collaboratore dei Nunzi e del Segretario di Stato nello svolgimento delle loro mansioni».
Che cosa l’aspetta nei prossimi anni in Burkina Faso?
«Mi aspetta il “classico” lavoro dei Nunzi, cioè quello di favorire e incrementare la comunione tra la Chiesa Universale e quelle Particolari del Paesi in cui si opera, rappresentando la Santa Sede. Il Nunzio Apostolico rappresenta poi il Papa anche presso gli Stati ai quali viene inviato e si fa portatore della posizione della Santa Sede sulle principali questioni del nostro tempo. Egli sostiene la dignità di ogni persona umana e lavora per la pace e il dialogo affinché le differenze e i problemi non degenerino in conflitti, ma tutti si aprano a una fruttuosa collaborazione. Inoltre il Nunzio si coinvolge con la vita delle comunità cristiane del Paese, in piena collaborazione e sinergia con i Vescovi locali, e ha un suo ruolo specifico nella procedura per la scelta dei futuri vescovi, quando una Diocesi risulta vacante, in modo da offrire elementi di giudizio al Papa per la sua scelta».
Come cambierà la sua vita e quali sono le aspettative e le speranze?
«Ci saranno tanti cambiamenti, il più rilevante dei quali è la responsabilità maggiore che da oggi mi è stata affidata. A questo si aggiungono tutti i cambiamenti di clima, di lingua, di cultura e di ambiente, ma tutto questo è in linea con il cammino precedente e le esperienze fatte. Quelli che appartengono al servizio diplomatico sanno che la loro vita sarà costituita da periodici cambiamenti di Paese nel quale si opera e dovrebbero quindi essere abbastanza preparati ad affrontare nuovi scenari. L’unica grande aspettativa è quella di poter servire il Papa e la Chiesa del Burkina Faso con onore e al meglio delle mie possibilità. Perché questo accada veramente occorre però molta preghiera e completo abbandono in Dio. Pregate perché sia così».
Qual è il suo legame con Voghera e con la Diocesi tortonese?
«Il mio legame con Voghera è molto forte. È la città nella quale sono nato e ho vissuto la maggior parte della mia vita. È la città nella quale la mia famiglia, proveniente da Menconico, sopra Varzi abita dal 1950, dove ho molti amici e nella quale ritorno sempre con gioia quando mi è possibile. Voghera rimane nel mio cuore. Provo profonda gratitudine per la Diocesi di Tortona che mi ha accolto in seminario, dove sono stato ordinato diacono e poi presbitero, dove ho conosciuto buoni Vescovi che hanno speso e spendono ogni loro energia per il bene della Chiesa e tanti buoni preti che lavorano con spirito di sacrificio nella vigna del Signore, che alle volte fanno i salti mortali – specie nei giorni festivi – per assicurare la celebrazione eucaristica. Provo molta gratitudine per Mons. Guido Marini, autentico uomo di Dio, dai tratti umani squisiti e gentili e che non si risparmia nel servire la Diocesi. E poi Tortona è anche la Chiesa che ha dato i natali a san Luigi Orione, apostolo della carità, una carità irrobustita e moltiplicata da una fede incrollabile e serena. Per queste e altre mille ragioni mi sento profondamente radicato nella bella Diocesi dertonina».
Dove e quando sarà ordinato Arcivescovo?
«Sarò Ordinato nella Basilica Vaticana di San Pietro e il consacrante principale sarà il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. Non ho ancora la data precisa, ma dovrebbe essere verso la fine di aprile o l’inizio maggio».
Vuole rivolgere un pensiero alla Chiesa di Tortona e un augurio per il cammino di tutta la Chiesa?
«Siamo nell’anno giubilare e la Speranza è al centro di questo cammino. Vorrei semplicemente che la Chiesa di Tortona vivesse questo periodo con piena fiducia nell’infinita bontà del Signore, che porta avanti nella storia il suo disegno di salvezza. Gesù ha dato la vita per la sua Chiesa e per ciascuno di noi. Questa consapevolezza ci deve donare una gioia intramontabile. In un mondo tante volte incline al pessimismo, vorrei che tutti fossimo testimoni di speranza e portatori di pace».